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Il "Tesoro di Boscoreale"
Un po' di storia
(poca... poca...)
di Andrea
de Prisco
C'era
una volta...
beh, cominciano più o meno così tutte le favole... ma quella che vi stiamo per
raccontare ha veramente, nonché tangibilmente, ben poco a che fare con la
fantasia. Pertanto... insisto... c'era una volta (nel senso che è vissuto ed è
esistito per davvero a cavallo tra l'ottocento e il novecento) un tal Vincenzo
de Prisco, anch'egli - come il più noto Nicola (... Sua Eccellenza, divenne
nientepopodimeno che Primo Presidente di Corte di Cassazione ai primi del secolo
scorso) e il nostro bisnonno Pietro (Avvocato nonché più volte Sindaco di
Boscoreale) - figlio del "Capostipite di tutti i de Prisco", tal Angelandrea
(tanto per cambiare... avvocato anch'egli!).
La sua fortuna - come poterla
definire diversamente? - fu quella di ereditare nel 1888, anno della morte del
padre, un pezzo di terra in località Pisanella (sempre nei pressi di
Boscoreale) ... diciamo... "con sorpresa". La "sorpresa" fu
la scoperta, qualche anno più tardi, di un'antica villa pompeiana al di sotto
del suo terreno o, forse meglio, la sorpresa fu proprio il suo contenuto.
C'è, però, da fare una
premessa...
All'epoca la legislazione in
materia "ritrovamenti" (archeologici) era piuttosto... come dire...
fumosa. Beh, diciamolo francamente, faceva "acqua da tutte le parti".
Si trattava, per lo più, di norme Borboniche ereditate che, in realtà,
lasciavano ampio margine di interpretazione. Fatto sta, comunque, che a quei
tempi chi possedeva un fondo era proprietario anche (oggi se solo uno si
azzardasse a pensare una cosa simile sarebbe subito internato!) di tutto il
"sottostante" - tanto per esser chiari - dagli alberi eventualmente
piantati fino al centro della terra.
Praticamente... fatta cocomero quest'ultima, non solo la buccia più esterna, ma l'intero
tassello... ben più zuccherino e succoso. Le norme Ferdinandee prevedevano più
che altro il diritto di prelazione da parte dello Stato (o Regno che dir si
voglia a quei tempi) che poteva esercitare - sull'eventuale vendita da parte del
legittimo proprietario, nella nostra storia Vincenzo de Prisco - pagando per di
più un prezzo del trenta per cento inferiore al valore dei beni ritrovati.
Ciò
premesso, la "scoperta" fu un vero e proprio tesoro, 109 pezzi
d'argenteria di alto valore, che lo Stato non poté permettersi
di acquistare o
- peggio!!! - valutò ben poco interessante rispetto alla cifra richiesta.
Zi' Vincenzo che fece? E voi cosa
avreste fatto al suo posto? Beh, saltate le trattative italiane, dovette
rivolgersi all'estero, per quel che c'è dato di conoscere, prima in Francia (il
Museo del Louvre fece un'offerta del 50% inferiore al suo valore... per di più
dilazionata in cinque anni a interessi zero... quindi inaccettabile!) e poi in
Germania, presso i Banchieri Rotschild.
Fiutato l'affare, furono proprio questi
ultimi ad acquistare l'intera collezione, trattennero per loro alcuni pezzi -
presumibilmente i più interessanti - e, bontà (ma anche pubblicità) loro,
donarono il "resto" - oggi di valore certamente inestimabile - al
museo parigino. Che ebbe anch'esso una discreta botta di fortuna... (con la C
maiuscola! ;-)
Inutile aggiungere che in Italia
(e figuriamoci...) se la presero a male, e non poco!, come se la dipartita oltr'alpe
di cotanto Ben di Dio non fosse colpa di qualche incauto (se non addirittura
ignorante ma di certo frettoloso) funzionario ministeriale, che definì la
proposta di vendita non degna di considerazione. Se la presero tanto a male, che
fu subito e più volte infangato il nome del nostro antenato; furono fatte anche
vere e proprie indagini a suo carico - oggi diremmo "fu iscritto nel
registro degli indagati" - che portarono però (ma guarda un po'...) al "non
luogo a procedere non sussistendo estremi di reato". Vincenzo de Prisco
non solo ne uscì a testa alta, ma fu eletto deputato per ben due legislature
(Onorevole, cioè degno di onore: "Che si sappia!!!", direbbe Totò)
contribuendo perfino alla regolamentazione delle leggi in materia
"ritrovamenti archeologici".
Presoci
gusto, si direbbe oggi, con una parte del ricavato della vendita acquistò molti
altri terreni e compì, sempre di tasca sua, ulteriori scavi. Non portò alla
luce, però, altri tesori, almeno nel senso che abbiamo inteso finora. Rinvenne
un'altra villa degna di nota, quella di Publio Fannio Synistore, caratterizzata
da bellissimi affreschi murali oggi conservati ed esposti, riproponendo la reale
ambientazione dell'epoca, presso il Metropolitan Museum di New York. In questa sezione del sito
abbiamo raccolto un bel po' di materiale sull'argomento "Tesoro &
Affreschi" di Boscoreale, che vi invitiamo a guardare, non ultimi gli
articoli di Salvatore di Giacomo - illustre poeta e scrittore napoletano
dell'ottocento - che narrano delle sue due visite presso la casa dell'Avv.
Pietro de Prisco (nostro ascendente diretto... ) ai tempi tanto del primo - la
Villa alla Pisanella, quella del tesoro - quanto del secondo - Publio Fannio
Synistore & gli affreschi di casa sua... - importantissimo ritrovamento
archeologico.
Buona lettura... :-)
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