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Vaso per il vino a forma di pera con imboccatura
stretta. L'ansa applicata termina nella parte superiore con una
foglia di olivo e in basso con un volto di sileno. Il piede
basso è ornato da un kymation di Lesbo. Sul collo due piccoli
personaggi alati, il cui corpo termina in due foglie di acanto;
ognuno di essi dà da bere a un grifone cornuto che finisce a
sua volta in un acanto. Una striscia di rabeschi separa il
gruppo dalla scena principale della decorazione che si
ripartisce su entrambi i lati dell'asse della pancia del vaso,
segnato da una forte nervatura. Su questo asse, ritta su un
altare ornato di bucrani e di ghirlande, una statua del
palladion. Da entrambi i lati, due vittorie: a destra, una
giovane che affonda un coltello nella gola di un toro sul dorso
del quale è inginocchiata; a sinistra, una giovane dai capelli
corti inanellati che rialza il muso della bestia. Nella parte
inferiore una decorazione con grandi foglie. Il soggetto della
Vittoria che sgozza un toro trova la sua origine nella
decorazione del parapetto del tempio di Athena Nike
sull'Acropoli e ritorna in grande favore sotto Augusto. Tutto in
questo vaso tende a evocare l'arte greca: laforma dell'oinochoe,
la scelta delle immagini, il trattamento quanto mai
classicizzante dei rilievi, come pure la ripresa di certi
dettagli iconografici (l'acconciatura della Vittoria a destra).
Ma il complesso della decorazione, che sfrutta il principio di
simmetria nella composizione, è senz'altro una creazione degli
orefici romani dell'epoca augustea. Le oinochoe con rilievi sono
rare nell'argenteria del I secolo. |