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Palazzo De Prisco a Boscoreale

di Angelandrea Casale e Ennio Gallo
 

Nelle zone più impensate della città, si nasconde una Boscoreale inattesa e sorprendente di palazzi signorili. Tra questi luoghi vi è la ottocentesca via Luisa Sanfelice sulla quale si affaccia il Palazzo De Prisco, uno dei più rappresentativi e meglio conservati dal patrimonio architettonico tra la fine dell' Ottocento e gli inizi del Novecento, di chiaro gusto neoclassico. La villa a due piani, fiancheggiata da un basso corpo di fabbrica, costeggia la strada e si prolunga verso l'interno con un alto muro che delimita il giardino annesso all'abitazione.

Il prospetto si compone di una zoccolatura di pietra vesuviana scheggiata nella quale si aprono finestre grigliate dei locali seminterrati. Segue uno spesso bugnato che crea forti chiaroscuri che caratterizzano la facciata. Al centro è il portale in pietra di lava dalla linea semplice, con capitelli stilizzati di forma geometrica a segnare l'imposta dell'arco. Ai lati, quattro finestre, elegantemente impaginate nel bugnato, danno luce si locali del piano terra. Alle estremità sono due piccoli ingressi secondari anch'essi incorniciati da portali dai piedritti in pietra. Sovrastano due balconi, uno sull'ingresso principale e uno disposto lateralmente, a sinistra, entrambi in lastra di pietra sagomata, naturale continuazione della cornice di marcapiano.

Il secondo livello è trattato ad intonaco liscio scandito da lesene sormontate da capitelli corinzi che sorreggono l'aggetto della cornice di coronamento. Le aperture esistenti sono sormontate da comici sostenute da agili mensole a volute che conferiscono un particolare risalto alle finestre. Ancora, al piano nobile, una grande loggia fiancheggia il corpo di fabbrica a destra della facciata.
Attraversato il portale di pietra, si accede all'atrio di ingresso, coperto con volta a botte; sulla destra è la scala che porta al piano nobile con ringhiera, in ferro battuto, a semplice disegno geometrico; in fondo all'androne si apre alla vista l'area verde del giardino conclusa all'estremità da una fontana in pietra. Varcata la soglia del semplice portale si è subito immersi in una calma visiva e dolce che marca la voluta estraneità di questo "monastero privato" dalle case che lo circondano. All'interno di questo recinto privilegiato, "chiuso" all'esterno come una antica domus romana, si manifesta in tutta la sua evidenza il desiderio di un abitare con l'arte: ma quale arte? Arte antica, pompeiana, tutta riferita, per lo più, alle contemporanee scoperte di ville romane in territorio di Boscoreale. Al piano nobile, costituito da grandi stanze coperte a lamia e tutte affrescate con pitture di stile pompeiano, esplode in tutta la sua evidenza l'amore per l'antico da parte dell'onorevole avv. Vincenzo De Prisco, proprietario del palazzo e famoso in quanto scopritore della Villa della Pisanella, cd. del Tesoro di Boscoreale, per il rinvenimento di 109 pezzi di argenteria, ora al Louvre di Parigi, e dell'altrettanto famosa Villa di P. Fannius Synistor, entrambe rinvenute alla fine del 1800 in suoi fondi nel territorio di Boscoreale.Le pitture parietali che decorano l'interno del palazzo De Prisco, sono in gran parte tratte dal repertorio decorativo della Villa di P. Fannius Synistor. Le pareti, suddivise in grandi campi a fondo unito (zoccolo scuro, zona mediana rossa, fregio e zona superiore), presentano nelle edicole della zona mediana quadri con soggetti ripresi dalla megalografia mitico-storica rinvenuta nell'oecus della villa.

Le zone superiori sono decorate con le famose vedute di prospetti di edifici, di tholos e porticati, riprese dal cubicolo attiguo all'oecus. L'attacco tra le pareti e la lamia è sottolineato da una fascia continua decorata con monocromi rappresentanti amorini guerrieri e altri dediti in varie occupazioni, ispirati, ed alcuni ripresi, da quelli della Casa dei Vettii in Pompei.
Le volte, decorate con motivi a grottesca, presentano all'interno edicole, nei cui centri sono figure femminili danzanti. Al di sopra si aprono una serie di quadretti con naumachie e paesaggi marini realizzati in stile miniaturistico. La decorazione delle lamie trova la sua naturale conclusione nei quadri centrali, dove la esecuzione diventa più accurata e ricercata. In uno a forma ottagonale, monocromo, sono rappresentate Le tre Grazie scortate da amorini.
Le decorazioni parietali, realizzate dopo il 1899, sono opera del pittore Geremia Discanno (Barletta 1839 - Napoli 1907), uno dei massimi decoratori in "stile pompeiano". Favorito dalla committenza pubblica meridionale e preferito dall'archeologo August Mau. Nel 1867 lavorava per l'Istituto Archeologico Germanico in Roma con l'incarico di eseguire i rilievi delle scoperte e copie dei brani pittorici che via via venivano alla luce in quegli anni, grazie al rinnovato impulso dato alla gestione archeologica dallo studioso napoletano Giuseppe Fiorelli. La sua attenzione alla ricostruzione ed alla riproduzione fedele dei frammenti archeologici trovò un riconoscimento ufficiale, a partire dal 1876, quando divenne copista per il Museo Archeologico di Napoli e per gli scavi delle città vesuviane. Dopo Questa data acquistò una notevole fama con i suoi dipinti e affreschi in stile pompeiano commissionatigli per abbellire edifici pubblici e privati. Rientrano in questo genere la decorazione del padiglione pompeiano all'Esposizione di Igiene di Napoli, quella di alcune sale dell’Albergo Vesuvio, nella stessa città (1879-1880), una sala del Palazzo Municipale di Resina (Ercolano), gli Uffici della Direzione degli Scavi di Pompei, due decorazioni con Festa a Pompei, nel Museo Nazionale di Napoli. Il maggior riconoscimento delle qualità del lavoro di rivisitazione della pittura pompeiana, il Discanno lo ebbe dalla committenza straniera: negli anni ottanta fu chiamato da Camille Du Cocle a decorare alcune sale del Musèe de l'Opera; tra il 1888 e il 1891, affrescò parte dell'appartamento di Elisabetta di Baviera, imperatrice d'Austria, all'Achilleion di Corfù. Ritornando alle decorazioni parietali del palazzo, al pittore Nicola Ascione (Torre del Greco 1870 - Napoli 1957) si devono le decorazioni di alcuni quadri centrali delle lamie, realizzati nel 1906.

Le opere dai colori vivaci, tipiche dell'artista, rappresentano una, un baccanale di ispirazione pompeiana, con danzatori coperti da pelli ferine e intenti a suonare tamburelli; l'altra, sempre a soggetto mitologico, raffigura VeDere e Cupido. L'Ascione, pittore di notevoli capacità, padrone delle tecniche della scenografia, della prospettiva e del colore, insegnante all'Accademia di Belle Arti di Lucca, si impose alla committenza pubblica e privata fin dal 1899.

La sua fama resta però legata alle grandi tele effimere, realizzate per la Festa dei Quattro Altari di Torre del Greco. Tra le più note si segnalano quella realizzata nel 1899, intitolata l martiri cristiani (mt. 9.50 x 4.50 circa), dipinta per l'altare detto “'a Calabresella”, collocata sulla porta principale all' interno della chiesa di S. Croce; quella del 1914, realizzata per un altare di fabbrica con quadro a soggetto biblico e ancora la tela raffigurante l'Entrata di Costantino a Roma del 1927. Infine uno sguardo particolare merita il giardino ad agrumeto annesso al palazzo, perfettamente conservato e particolarmente ricco di piante e arredato da tavoli con sedili in pietra, alcuni reperti archeologici, come un dolio, che conclude visivamente il viale di accesso al giardino, Iato vico Sanfelice, e infine pezzi di macina in pietra di età romana che testimoniano ulteriormente l'amore per il bello e l'antico da parte del proprietario del palazzo.
 


L'On. Vincenzo De Prisco & Gentile Signora...

L'onorevole Vincenzo De Prisco, fratello del Sindaco Pietro e del Presidente di Corte di Cassazione Nicola, nacque a Boscoreale, dall'avvocato Angelandrea De Prisco, l'11 agosto 1855. Effettuò molti scavi archeologici a Boscoreale. Boscotrecase e Scafati tra il 1894 ed il 1900. Eletto deputato al Parlamento, tra le file liberali, rappresentò i suoi conterranei per la XX e XXI Legislatura, e cioè dal 1897 al 1904. AI Parlamento intervenne sul bilancio dei Lavori Pubblici, su quello della Guerra, su quello della Pubblica Istruzione, sui disordini popolari avvenuti nei comuni vesuviani e sullo Spolettificio di Torre Annunziata.
Durante uno dei suoi frequenti viaggi conobbe, a Parigi, la viennese Sofia Kohut, più giovane di lui di circa venti anni, che sposò nel 1913 conducendola a Boscoreale nel palazzo di via Sanfelice. La Kohut per sposarsi col De Prisco, chiese ed ottenne il divorzio dal primo marito. Dopo diversi anni, il De Prisco, sentitosi prossimo alla fine, la nominò erede universale del suo patrimonio. Si spense il 16 giugno 1921 dopo aver ingerito una bevanda arsenicale per porre fine ad un male inguaribile di cui era affetto. La Kohut cinque anni dopo, il 21 agosto del 1926, si risposò con l'ingegnere Giuseppe Ferigo, un udinese trapiantato a Napoli. In data 11 giugno 1929, con testamento olografo, lasciava il palazzo di via Sanfelice al suo terzo marito. Visse ancora undici anni: morì il 4 maggio del 1940 all'età di sessantasei anni. Giuseppe Ferigo, già vedovo di Francesca Murat, non avendo avuto figli nemmeno dalla seconda moglie, restò solo nel palazzo fino alla morte, che avvenne il 29 luglio del 1945. Il palazzo è passato poi in proprietà del Prof. Vincenzo Albano ed oggi appartiene ai tre figli: Prof. Amedeo Albano, Sig.ra Armida Albano Ciampa e Sig.ra Lucia Albano Criscuolo.


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